Tenute Ugolini – Mappa Valle di Fumane

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A distanza di quasi due anni dalla realizzazione del disegno originale ad acquerello, sono chiamato da Giambattista Ugolini Team Leader delle Tenute Ugolini a realizzare a mano tutte le scritte da inserire nella mappa.

questo è il risultato..

mappa web

Complementi di arredo

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Testata letto matrimoniale dim. 170 x 140 in ecopelle.
Stampa e disegno di mia realizzazione.

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Testata letto

il disegno originale

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Grisbì

le prove di stampa

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Wine Design

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Labels_PAESAGGIO

Questa settimana ho terminato un disegno ( molto classico ) per una nuova cantina l’Azienda Agricola Montenigo di Montorio.

Il committente aveva già incaricato uno studio grafico di progettare l’etichetta, serviva un disegno per completare l’etichetta che era già impostata e anche l’immagine che il committente chiedeva era ben precisa. Dovevo quindi solo assecondare il desiderio del cliente ed ottenere la sua soddisfazione.

Missione riuscita … del resto si sono rivolti al migliore..!!

Montenigo Scattolin 2018

Ricerca

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La ricerca costante di un progettista, si deve portare avanti attraverso metodi ed esercizi diversi, il disegno è uno di questi. Il disegno produce riflessioni sotto forma di architetture astratte che agiscono sul nostro immaginario e che quindi non hanno nulla a che fare con la realtà dello spazio costruito ma anticipano possibili direzioni, creano le condizioni per pensare l’architettura.

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Le città invisibili – Valdrada ( bozzetto ) – Luigi Scattolin

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Le Città Invisibili – Leandra

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Dèi di due specie proteggono la città di Leandra. Gli uni e gli altri sono cosí piccoli che non si vedono e cosí numerosi che non si possono contare. Gli uni stanno sulle porte delle case, all’interno, vicino all’attaccapanni e al portaombrelli; nei traslochi seguono le famiglie e s’installano nei nuovi alloggi alla consegna delle chiavi. Gli altri stanno in cucina, si nascondono di preferenza sotto le pentole, o nella cappa del camino, o nel ripostiglio delle scope: fanno parte della casa e quando la famiglia che ci abitava se ne va, loro restano coi nuovi inquilini; forse erano già lí quando la casa non c’era ancora, tra l’erbaccia dell’area fabbricabile, nascosti in un barattolo arrugginito; se si butta giú la casa e al suo posto si costruisce un casermone per cinquanta famiglie, ce li si ritrova moltiplicati, nella cucina d’altrettanti appartamenti. Per distinguerli, chiameremo Penati gli uni e gli altri Lari.

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In una casa, non è detto che i Lari stiano sempre coi Lari e i Penati coi Penati: si frequentano, passeggiano insieme sulle cornici di stucco, sui tubi dei termosifoni, commentano i fatti della famiglia, è facile che litighino, ma possono pure andar d’accordo per degli anni; a vederli tutti in fila non si distingue quale è l’uno e quale è l’altro. I Lari hanno visto passare tra le loro mura Penati delle piú diverse provenienze e abitudini; ai Penati tocca farsi un posto gomito a gomito coi Lari d’illustri palazzi decaduti, pieni di sussiego, o coi Lari di baracche di latta, permalosi e diffidenti. La vera essenza di Leandra è argomento di discussioni senza fine. I Penati credono d’essere loro l’anima della città, anche se ci sono arrivati l’anno scorso, e di portarsi Leandra con sé quando emigrano. I Lari considerano i Penati ospiti provvisori, importuni, invadenti; la vera Leandra è la loro, che dà forma a tutto quello che contie ne, la Leandra che era lí prima che tutti questi intrusi arrivassero e resterà quando tutti se ne saranno andati. In comune hanno questo: che su quanto succede in famiglia e in città trovano sempre da ridire, i Penati tirando in ballo i vecchi, i bisnonni, le prozie, la famiglia d’una volta, i Lari l’ambiente com’era prima che lo rovinassero. Ma non è detto che vivano solo di ricordi: almanaccano progetti sulla carriera che faranno i bambini da grandi (i Penati), su cosa potrebbe diventare quella casa o quella zona (i Lari) se fosse in buone mani. A tendere l’orecchio, specie di notte, nelle case di Leandra, li senti parlottare fitto fitto, darsi sulla voce, rimandarsi motteggi, sbuffi, risatine ironiche.

da: Le Città Invisibili di Italo Calvino

 

Le Città Invisibili – Eutropia

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Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di uguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano.

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Eutropia è non una ma tutte queste città insieme; una sola è abitata, le altre vuote, e questo si fa a turno.

Vi dirò ora come.
Il giorno in cui gli abitanti di Eutropia si sentono assalire dalla stanchezza, e nessuno sopporta più il suo mestiere, i suoi parenti, la sua casa e la sua via. i debiti, la gente da salutare o che saluta, allora tutta la cittadinanza decide di spostarsi nella città vicina che è lì ad aspettarli, vuota e come nuova, dove ognuno prenderà un altro mestiere, un’altra moglie, vedrà un altro paesaggio aprendo la finestra, passerà le sere in altri passatempi amicizie maldicenze.
Così la loro vita si rinnova di trasloco in trasloco, tra città che per l’esposizione o la pendenza o i corsi d’acqua o i venti si presentano ognuna con qualche differenza dalle altre.
Essendo la loro società ordinata senza grandi differenze di ricchezze o di autorità, i passaggi da una funzione all’altra avvengono quasi senza scosse; la varietà è assicurata dalle molteplici incombenze, tali che nello spazio d’una vita raramente uno ritorna a un mestiere che già era stato il suo.
Così la città ripete la sua vita uguale spostandosi in su e in giù sulla sua scacchiera vuota.
Gli abitanti tornano a recitare le stesse scene con attori cambiati; ridicono le stesse battute ocn accenti variamente combinati; spalancano bocche alternate in eguali sbadigli.
Sola tra tutte le città dell’impero, Eutropia permane identica a se stessa.
Mercurio, dio dei volubili, al quale la città è sacra, fece questo ambiguo miracolo.
 
da: Le Città Invisibili di Italo Calvino

Le Città Invisibili – Zirma

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Ho amato e amo tutt’ora “Le Città Invisibili”, dopo la fortunata avventura di Verona Sketchbook ( il mio libro su Verona ), sto coltivando l’idea di illustrare completamente il capolavoro di Italo Calvino, piano piano , lentamente, quando sento il bisogno di rilassarmi, prendo la penna e metto su carta qualche idea, solamente schizzi, ma piano piano l’idea prende forma.

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Dalla città di Zirma i viaggiatori tornano con ricordi ben distinti: un negro cieco che grida nella folla, un pazzo che si sporge dal cornicione d’un grattacielo, una ragazza che passeggia con un puma legato al guinzaglio. In realtà molti dei ciechi che battono il bastone sui selciati di Zirma sono negri, in ogni grattacielo c’è qualcuno che impazzisce, tutti i pazzi passano le ore sui cornicioni, non c’è puma che non sia allevato per un capriccio di ragazza. La città è ridondante: si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente.

Torno anch’io da Zirma: il mio ricordo comprende dirigibili che volano in tutti i sensi all’altezza delle finestre, vie di botteghe dove si disegnano tatuaggi sulla pelle ai marinai, treni sotterranei stipati di donne obese in preda all’afa. I compagni che erano con me nel viaggio invece giurano d’aver visto un solo dirigibile librarsi tra le guglie della città, un solo tatuatore disporre sul suo panchetto aghi e inchiostri e disegni traforati, una sola donna-cannone farsi vento sulla piattaforma d’un vagone. La memoria è ridondante: ripete i segni perché la città cominci a esistere.

 

Light, colours & wine labels

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I Colori della Luce

La prima rappresentazione dei colori dello spettro della luce disposti radialmente dentro un cerchio (cerchio cromatico )  fu opera di Isaac Newton (1642-1727).

Prima di arrivare alla rappresentazione circolare Newton individuò la relazione tra colore e luce partendo da alcuni esperimenti con un prisma condotti intorno al 1665.

Sarà solo nel 1704, con il trattato di Ottica, che Newton presenterà per la prima volta il cerchio cromatico, una sorta di diagramma a torta in cui ad ogni fetta corrisponde un colore.newtin

È del 1708 una pubblicazione a firma di un misterioso C.B. nella quale sembrano già evidenti queste considerazioni anche se i due cerchi non sono molto coerenti tra loro presentando il primo 7 e il secondo 12 colori.

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Molto più preciso è il cerchio di Moses Harris del 1766.  Qui appaiono già i tre colori considerati a quel tempo i primari nella sintesi sottrattiva (cioè i colori-pigmento): rosso, giallo e blu. Al centro, infatti, è il nero come somma di tutti i colori.

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Del 1810 è l’altro caposaldo nella storia del cerchio cromatico

Opera di Johann Wolfgang von Goethe e della sua Teoria dei Colori.

 

Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832), nel saggio Zur Farbenlehre (“Della Teoria dei Colori”).

Illustra la sua teoria scientifica sui colori e sulla loro percezione che, nelle sue intenzioni, doveva rappresentare un nuovo modo di intendere non solo l’ottica, ma la fisica e, più in generale, la scienza.

Si tratta di uno scritto che si discosta molto dalle sue creazioni letterarie Goethe si pone in contrapposizione a una visione Newtoniana strettamente scientifica del fenomeno, ridando dignità sensibile e poetica al fenomeno.

Goethe riteneva insopportabile e inconcepibile la tirannia della matematica e dell’ottica.

Afferma una visione romantica del fenomeno.

I colori sono qualche cosa di vivo e di umano, che trovano la loro completa giustificazione fenomenologica nella macchina fisica che è l’occhio umano ma anche e soprattutto nella spiritualità e nell’animo dell’osservatore.

Fonte EMANUELA PULVIRENTI

Vino di Luce – Lore Ipsum*

Il vigneto si affaccia a mattina, è rivolto a Est/Nord Est, ubicato in un angolo remoto e nascosto, affacciato su di una valletta, un vaio scosceso.

Ne risulta un vino verticale, con una spalla acida importante, che ne eleva il carattere floreale, sensazioni di agrumi, di grande freschezza, finale sapido e tagliente.

Il terreno è costituito da basalto puro (SiO2, MgO, CaO), con sfumature sia verdi, che rosse, Rame (Cu) e Ferro (Fe)

LORE IPSUM

(*) etichetta non ancora approvata dalla committenza quindi anonima.

Site inspection for wine label draft

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L’interpretazione di un vino attraverso l’etichetta che lo racconterà passa anche attraverso la cattura del “genius loci”.

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Quando le circostanze lo permettono mi piace sostare a lungo e in periodi diversi tra il filari per cercare di carpire in solitudine la personalità del vigneto.

 

Sunday sketches (wine labels)

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Domenica è stata piovosa e triste, per sollevare il morale ho messo su carta qualche idea per una . . . . . .  studio di etichette.